Le origini di Cerfignano sono incerte: i primi abitanti venivano dalla Grecia e si stabilirono nel punto più alto del territorio, nei pressi dell’attuale pineta di S.Cesarea Terme.

In età romana, Cerfignano divenne un luogo di passaggio obbligato che portava da Occidente ad Oriente, come testimonia la presenza di una strada con basolato di epoca romana che, secondo fonti orali, è la continuazione della via Traiana salentina (ancora oggi visibile) che collegava Taranto a Brindisi. Vicino a questa strada sorgono la cappelletta della Madonna della Serra e la Masseria “Cunsarvi” ora diroccata, che potrebbe essere stata utilizzata come stazione di posta per il cambio dei cavalli.

Successivamente nelle campagne di Cerfignano si insediarono i monaci orientali che con i loro riti e preghiere influenzarono la vita degli abitanti del piccolo villaggio. Si susseguirono vari feudatari dal 1190 al 1921, anno in cui Cerfignano diventa frazione di S.Cesarea Terme.

L’origine del nome , anch’essa incerta, deriverebbe secondo alcune fonti orali, da CERVINEANUM per il suo territorio abbondante, nell’antichità, di cervi; oppure da CERVINIUS dal nome di un centurione romano.
Lo stemma del paese raffigura un cervo che sta bevendo ad una fonte con alle spalle un albero di ulivo. Questo stemma si può osservare ancora oggi su due archi lavorati in pietra leccese; uno è l’arco di accesso di una “casa a corte” e l’altro si trova in Piazza Vittorio Emanuele II.

Il patrimonio artistico di Cerfignano è costituito soprattutto da chiese e cappelle: Chiesa parrocchiale della Visitazione di Maria Vergine, Cappella della Madonna dell’Idri, Cappella della Madonna di Costantinopoli (Santa Loja), Cappella di San Giuseppe, Cappella di Sant’Antonio da Padova, Cappella dell’Immacolata, tutte restaurate e visitabili.

“LASCIA IL TUO PAESE, MA NON LASCIARE CHE IL TUO PAESE TI LASCI”

(antico proverbio)

Cerfignano è un piccolo paese, semplice e autentico, dove nelle sere d’estate, le vecchiette chiacchierano al fresco sull’uscio della porta di casa e gli uomini si ritrovano in piazza a commentare i fatti del giorno.
Gli ospiti, che popolano il paese d’estate, passeggiando per queste stradine, vengono accolti da saluti affettuosi, sorrisi sinceri e generosi, come fossero amici da sempre! A volte si fermano ad ascoltare con interesse le loro storie, storie che sanno di antico, di tempo rimasto sospeso nelle pieghe della memoria e nelle rughe del volto . Racconti che parlano di risate, di ricordi e sogni; di sudore e fatica, di riti e di Santi, di ricami e ricette, tramandate dalle loro madri e dalle loro nonne. Loro ascoltano con attenzione e voracità, come fosse un piatto dal sapore strepitoso, sperando che il racconto non finisca presto.
Ecco, questa è la vera ospitalità salentina, intrisa di fraternità, gratitudine,rispetto, condivisione, valori, questi, che mantengono viva, ancora oggi, l’identità del nostro piccolo paese.

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